Le recenti misure varate dal Governo per arginare la diffusione del coronavirus in Italia meritano un doveroso approfondimento, sia in chiave informativa che per quanto riguarda i riflessi su mercati ed economia.

Mi sono quindi rivolto ad un amico, Primario di un importante reparto dell’ospedale di Rimini, chiedendo un suo parere sulla malattia; ecco la sua risposta, estremamente esauriente:

“Il sistema messo in atto è legato ad arginare il propagarsi di una forma influenzale che come tutte la altre è causa del 15% in termini di complicanza polmonare e 0,5-1% in termini di mortalità. Negli anni passati abbiamo avuto delle forme influenzali in grado di determinare nel mondo oltre 350.000 morti, per le quali tuttavia esisteva un vaccino per la popolazione a rischio. Un’eventuale diffusione su larga scala del coronavirus provocherebbe come problema primario una congestione degli ospedali, per questo è importante porre in essere misure che ne limitino al massimo la diffusione. Si tratta inoltre della prima epidemia in epoca social, pertanto tutti possono dire la loro”.

Da un punto di vista strettamente economico, si stima che la situazione attuale possa incidere in termini dello 0,2 – 0,3 del PIL, quindi non drammatica, ma nemmeno trascurabile per un’economia come quella italiana che già non brilla in termini di crescita, per questo sono in corso di valutazione misure a sostegno di essa in ambito nazionale ed internazionale.

Per quanto riguarda i mercati, la Cina nell’immediato post-diffusione del virus ha registrato una flessione del 9%, salvo poi recuperare tutto il gap nel giro di una quindicina di giorni: da ottobre ad oggi gli indici mondiali (Italia in primis) hanno corso parecchio, per cui una correzione ci sta e in ogni caso come sempre chi si agisce di impulso in preda all’emotività ottiene un risultato non soddisfacente (mi aspetto comunque variazioni più contenute).

Come si può leggere nel post che ho scritto il 3 febbraio, uno scenario di volatilità era stato messo ampiamente in conto e i portafogli sono “vaccinati” (tramite investimenti a capitale protetto e piani di accumulo ad esempio) : l’Italia è ricca di aziende eccellenti e se i mercati dovessero offrire prezzi più convenienti, sarà un piacere contribuire alla ripresa del nostro Paese.