Lo smart-working mi conferisce maggior tempo da dedicare all’analisi dello scenario attuale, che voglio condividere con Voi.
Nelle ultime 3 settimane sia il mercato azionario che quello del credito sono crollati ad una velocità inusuale e senza precedenti: quella che in un primo momento sembrava una correzione dovuta ad epidemia cinese, si è trasformato in un cambio di trend a tempo di record.
I mercati non stanno affrontando solamente il coronavirus, ma anche la probabile fine di un ciclo economico che nel caso americano è stato il più lungo di sempre.
La banca centrale statunitense non a caso è intervenuta in modo massiccio azzerando i tassi di interesse e annunciando un piano di acquisto di titoli di stato di importo straordinario, segnali che tuttavia sono stati interpretati come un campanello d’allarme anziché come un sollievo.
Vista l’incertezza sul futuro di molte aziende anche di grandi dimensioni, sarebbe opportuno un impegno all’acquisto di obbligazioni anche relative a queste ultime, ma non dimentichiamoci che la Federal Reserve così come la Banca Centrale Europea, sono banche private, per cui prima di agire in questo senso è necessaria una garanzia pubblica.
In Europa si sta dibattendo sulla possibilità di utilizzare l’ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità, inizialmente istituito per far fronte alla crisi del debito), come garanzia per l’intero sistema economico (è il “whatever it takes” a cui si riferisce Conte in questi giorni).
La politica monetaria non ha particolari armi perchè i tassi sono già stati azzerati, infatti i singoli stati stanno ricorrendo ad un maggior indebitamento per sostenere l’economia.
Cosa fare in questo momento?
Occorre essere pazienti, agili e liquidi.
Non c’è chiarezza sullo scenario che ci attende, non è possibile oggi prevedere l’ampiezza e la durata del rallentamento economico, per cui qualsiasi scelta di portafoglio drastica (in acquisto o in vendita) ad oggi risulta inopportuna.
Ciò che conta per i mercati azionari sono gli utili, i quali sono una conseguenza della situazione economica: in questo momento si ragiona di probabilità, le quali sono direttamente proporzionali al periodo di stallo forzato, che ci si augura possa limitarsi al primo semestre dell’anno.
La risposta politica è fondamentale per fornire un potenziale di risalita al di sopra del punto di partenza;
non solamente in termini economici, ma anche sociali e sanitari (test diffusi e precoci per l’autoisolamento, incremento dei posti di terapia intensiva) per contenere il fenomeno e prevenire il blocco totale delle attività.
Le valutazioni del mercato azionario ad oggi scontano una recessione, per cui se questa non dovesse alla fine manifestarsi (e sarà quindi solo un rallentamento), il recupero sarà rapido e deciso. Viceversa ci vorrà più tempo.
Il punto di minimo è assai difficile da prevedere, in quanto dipende da fattori come il contenimento della pandemia che ad oggi è frutto di ipotesi.
Nel 2008 l’indice azionario globale fece -38%, ad oggi è -25%
(partendo però da valutazioni decisamente più alte).
L’Europa è quella che ha già ceduto maggiormente (Eurosotxx -32%), mentre al momento gli Stati Uniti segnano un -22% e gli emergenti -24% (su cui pesa anche il crollo del petrolio).
Le obbligazioni ad alto rendimento (High Yield) hanno ceduto il 15%, poiché è il segmento maggiormente interessato da eventuali “default” degli emittenti.
In un rimbalzo la marea solleverà tutte le barche, ma solo una volta che l’impatto sugli utili sarò chiaro saremo in grado di distinguere i vincitori dai perdenti : alcune aziende o settori lo faranno prima, altri potrebbero non riprendersi più.