Siamo stati i primi ad essere colpiti dal virus, ma saremo gli ultimi ad uscirne.

Il tanto atteso “decreto Aprile”, che promette 70 miliardi di sostegni a famiglie e imprese, è slittato di un’altra settimana.

Il 6 aprile Conte ha annunciato una “potenza di fuoco” da 400 miliardi e ad oggi, dopo 6 settimane di lockdown, nessun imprenditore ha ricevuto nulla. E’ possibile solamente presentare le domande per ottenere fino al 25% del fatturato con un massimo di 25.000 euro.

La liquidità è quella linfa che permette alle imprese di respirare, di rimanere in vita, nell’annuncio sarebbe dovuto essere “immediata” ed invece così non è.

Il motivo?

Siamo in attesa del via libera della commissione UE, in quanto l’ente che dovrebbe garantire i prestiti più consistenti alla aziende (SACE, gruppo Cassa Depositi e Prestiti) è di fatto pubblico e gli aiuti di Stato sono soggetti ad autorizzazione europea (peraltro non scontata).

Nel frattempo, la discussione politica verte su chi ha votato il Mes nel 2012 e la maggioranza è divisa sull’accettare o meno 36 miliardi da destinare alla spesa sanitaria. Con un debito pubblico da 2.400 miliardi, è davvero questo il problema?

Non penso ci sia tanto altro da aggiungere.

Vediamo come sta andando negli altri Paesi:

Germania

Il settore industriale non si è mai fermato e le aziende hanno continuato a funzionare con protocolli di sicurezza ben delineati.
Finora il governo federale tedesco ha previsto di spendere 122,5 miliardi di euro.

58,5 miliardi di euro saranno destinati per rafforzare il sistema sanitario e la ricerca al vaccino (i posti in terapia intensiva pro-capite erano già 2,5 volte quelli italiani).

50 miliardi per finanziare le sovvenzioni a chi possiede imprese sino a 10 dipendenti e ai lavoratori autonomi gravemente colpiti dalla pandemia, prorogando il pagamento delle tasse a fine anno, senza accumulare interessi.

Indennizzo diretto già approvato dall’Unione Europea :

per gli autonomi i primi 5.000 euro sono a fondo perduto, per le imprese fino 9 dipendenti 9000 euro, per quelle fino a 25 si passa a 14.000 (già erogati). Verrà esteso anche per grandi imprese.

Il resto dei 122,5 miliardi servirà per ampliare la platea di chi accede al sussidio per il lavoro a breve termine, e gli asili per i genitori a basso reddito. 

Tramite la Kreditanstalt für Wiederaufbau (KFW, un istituto di credito assimilabile alla nostra Cassa Depositi e Presititi), garantirà per 821,7 miliardi di euro (circa il 24% del Pil) l’accesso ai prestiti pubblici per le imprese di varie dimensioni.

Di questi, 600 miliardi per sostenere le grandi aziende che potranno essere nazionalizzate nei casi più gravi. 

Francia
La Francia, come la Germania, non ha sospeso le attività produttive.

Ha approvato 45 miliardi di misure economiche per lavoratori e imprese (il 2% del suo prodotto interno lordo).

Gran parte della spesa andrà alle piccole e medie imprese con un massimo di 10 dipendenti e un fatturato non superiore a 1 milione di euro che a marzo a causa della pandemia hanno interrotto l’attività o l’hanno ridotto del 70% rispetto allo stesso periodo del 2019. Non solo, le imprese francesi che rientrano in questi parametri potranno prorogare il pagamento delle tasse e dei contributi per i dipendenti, così come il pagamento degli affitti e delle utenze

Indennizzo diretto a fondo perduto già approvato dall’Unione Europea : da un minimo di 1500 euro a 6500 a seconda delle dimensione, per attività fino ai 10 dipendenti.

Fino a fine anno lo Stato francese garantirà per 300 miliardi di euro i crediti concessi dalle società finanziarie alle imprese, attraverso la banca di investimento pubblica francese, BpiFrance. Mentre per le altre imprese di ogni tipo la garanzia sarà proprio dello Stato.

Regno Unito
Il Regno Unito ha varato un «pacchetto senza precedenti».

350 miliardi di sterline a sostegno del mondo produttivo e del mercato del lavoro, pari al 15% del Pil britannico.

330 miliardi di prestiti garantiti dal ministero del Tesoro e 20 di altri aiuti e tagli alle tasse.

Per le piccole e medie imprese sono previsti prestiti che vanno da 10mila a 35mila sterline. Se operano nel settore tempo libero e commercio al dettaglio, aziende e negozi potranno contare su pacchetti di aiuto di 25mila sterline ciascuno. 

Il pagamento dell’Iva slitta di tre mesi. Le imprese dei settori più colpiti vengono esentate dagli oneri fiscali immobiliari.

Attraverso il Coronavirus Job Retention Scheme, lanciato il 20 marzo, alle aziende vengono offerti contributi pubblici per coprire l’80% dei salari per il personale che non lavora a causa del blocco delle attività, fino a un massimo di 2.500 sterline per lavoratore al mese. Non vi è alcun limite al numero di dipendenti che possono accedere ai fondi, ma il sussidio può durare solo tre mesi a partire dal 1 marzo 2020. Lo stesso principio è stato applicato ai lavoratori autonomi, purché gli utili realizzati nel corso dell’anno precedente siano inferiori a 50mila sterline.

Chi ha subito una riduzione del reddito a causa dell’emergenza, in ogni caso, può accedere allo Universal Credit, una sorta di reddito universale che dal 2013 ha accorpato in un unico sussidio diversi benefit e prestazioni sociali.

È stato varato poi il Coronavirus Business Interruption Loan Scheme, che dà alle pmi accesso al credito tramite finanziamenti e linee di credito agevolate fino a un importo pari a 5 milioni di sterline e per un periodo massimo di sei anni.

Il governo fornirà agli istituti di credito finanziatori una garanzia pari all’80% di ogni prestito erogato. Più di 40 banche finanziatrici si sono rese disponibili all’applicazione dello schema a supporto delle imprese. E attraverso il Covid-19 Corporate Financing Facility, la Bank of England acquisterà inoltre debito a breve termine dalle grandi imprese.

Stati Uniti
2 trilioni di dollari, 10% del PIL

500 miliardi per garantire liquidità alle grandi corporation attraverso la Federal Reserve, con un effetto leva potenziale fino a 4.000 miliardi di dollari.

367 miliardi per prestiti alle piccole e medie imprese,

100 miliardi per gli ospedali, 150 miliardi per gli Stati e le amministrazioni locali.

Le imprese con 500 o meno dipendenti otterranno prestiti fino a 10 milioni di dollari potenzialmente a fondo perduto per coprire più di due mesi di stipendi, le società che ricevono assistenza devono mantenere i livelli occupazionali al 90 per cento e non distribuire dividendi.

Ma la misura che avrà maggiore impatto sarà l’assegno diretto versato ai cittadini. Il piano prevede che i cittadini ottengano fino a 1.200 dollari e le coppie sposate fino a 2.400, inclusi 500 dollari per ogni figlio. Il peso dell’assegno diminuisce però gradualmente per chi ha un reddito superiore a 75mila dollari, mentre chi guadagna più di 99mila dollari non riceverà alcun assegno. I controlli si baseranno sulla dichiarazione dei redditi 2018.

In più, la spesa per i sussidi di disoccupazione è stata aumentata di 250 miliardi, cosa che consentirebbe di ampliare la platea dei beneficiari. E il governo inietterà più di 60 miliardi nel settore delle compagnie aeree.

Per concludere..

In finanza, se un consulente “pecca” di eccessiva prudenza, il risultato è un mancato guadagno.

Nella gestione della ripartenza di un Paese, ritardare troppo può costare il futuro di un intero sistema economico.

Questo è il vero problema.