Abbiamo margini di miglioramento incredibili.
Secondo un sondaggio di “Milano Finanza”, al 65% degli italiani è capitato di prendere autonomamente decisioni di investimento di cui si è pentito, ma il 42% ancora non possiede un piano patrimoniale;
il 67% non ha aderito o non destina denaro alla previdenza complementare, benchè consapevole della scarsità di risorse del nostro sistema pensionistico. L’82% si dichiara preoccupato del rischio di non-autosufficienza collegato all’aumento dell’aspettativa di vita, mentre solo il 4% possiede una polizza LTC (long term care). Il 73% vorrebbe pagare meno tasse, ma solo il 21% ha utilizzato strumenti di pianificazione e trasmissione del patrimonio.
Una visione parziale
Si investe molto tempo nell’analisi dei mercati, troppo poco sulla salvaguardia del tenore di vita di noi stessi e della nostra famiglia. E’ curioso come frequentemente emerga il bisogno di sicurezza da un punto di vista finanziario (anche a costo di rendimenti molto bassi), ma raramente ci tuteliamo dagli imprevisti che possono impattare sulle nostre vite in modo dirompente.
E’ colpa dei consulenti..
“Gli italiani non pianificano..”, “Eh ma è un problema culturale..”, : la questione viene liquidata più o meno in questo modo. Io mi chiedo: i consulenti cosa ci stanno a fare?
Se l’azienda/mandante colloca prodotti inerenti al tema, sono costretti a parlarne (spesso malvolentieri perché poco informati), altrimenti difficilmente si affronta la questione o lo si fa in modo marginale.
Questione di esperienza (e di coerenza)
Quanti di coloro che parlano di pianificazione ne hanno esperienza diretta? Quanti l’hanno messa in pratica in modo strutturato per i propri clienti? E quanti per sè stessi?
Se si vuole trasmettere del valore e fornire un servizio di alto livello, esperienza e coerenza sono condizioni “sine qua non”; personalmente non condividerei scelte di vita importanti con chi per primo non mette in pratica ciò di cui parla. Mi piacciono gli chef con la pancia, perché so che mangiano i loro piatti!
Il Total Life Planning
E’ mia consuetudine attribuire un nome a ciò che faccio, la pianificazione patrimoniale la chiamo Total Life Planning. I miei TLP (Total Life Plan) spesso partono dalla gestione finanziaria, che viene poi integrata a livello fiscale, previdenziale, assicurativo, immobiliare, successorio.
Occorre essere strutturati
Promuovo un servizio di tipo sartoriale e quindi altamente personalizzato, mi piace essere preparato su ognuna delle tematiche patrimoniali che tratto, ma l’esecuzione spetta al professionista di riferimento. Henry Ford sosteneva che non occorre avere tutte le risposte, ma sapere dove cercarle: per questo nel tempo mi sono strutturato e mi avvalgo della consulenza specialistica di chi quel mestiere lo fa da sempre. Un’automobile fatta artigianalmente, per quanto affascinante, è meno affidabile di una prodotta in serie: Ferrari insegna.
Credere in ciò che si fa e metterlo in pratica
Si parte dal profilo della persona: vi parlo di me, con la premessa che quello di un libero professionista è meno complesso rispetto a quello di un imprenditore. Ma è giusto per capirci.
35 anni, coniugato in regime di separazione dei beni, con l’intenzione di ampliare la famiglia entro un paio di anni. Buona redditualità, tenore di vita medio/alto, capacità di risparmio adeguata. Casa di proprietà con mutuo per ulteriori 20 anni, patrimonio finanziario che oggi mi dà tranquillità, ma che verrebbe intaccato qualora non fossi più in grado di produrre reddito: le entrate della famiglia tra me e mia moglie sono ripartite 75%-25%. Adoriamo viaggiare e vogliamo continuare a farlo il più a lungo possibile. Non ho altri immobili oltre all’abitazione principale.
Il mio Total Life Plan
Il mio obiettivo individuale è la salvaguardia di un tenore di vita soddisfacente.
Ho optato per una durata del mutuo che mi consente di avere una rata sostenibile e la liberazione da vincoli finanziari nel momento di maggior assorbimento di capitale (università dei figli).
Ho stipulato una polizza TCM (temporanea caso morte) a capitale decrescente che consente di chiudere il mutuo in caso di mio decesso o invalidità permanente. Avendo una struttura familiare ad oggi semplice, non ho ancora fatto testamento, ma in futuro utilizzerò questo strumento per evitare che il mio patrimonio passi agli eredi in modo indiviso.
Sull’immobile, oltre alla copertura incendio ho inserito il terremoto, poiché so cosa significa ristrutturarlo totalmente e non vorrei pagarlo un’altra volta.
Il mio piano finanziario tiene conto dell’orizzonte temporale lungo e della propensione al consumo, pertanto ho scelto un flusso cedolare che arriva in determinati periodi dell’anno.
Al momento l’ammontare rientra nelle franchigie di esenzione dalle imposte di successione, ma utilizzo comunque strumenti di natura assicurativa in ogni caso esenti.
Ho stipulato 2 polizze LTC (long term care), per me e mia moglie, le quali ci garantiranno una rendita in caso di non autosufficienza: considerare questo aspetto in età giovane, consente di pagare premi più bassi e permette di liberare risorse che altrimenti avremmo dovuto accantonare per garantirci l’assistenza in età avanzata.
Le coperture assicurative vengono finanziate dal risparmio fiscale del fondo pensione, nel quale cerco di versare annualmente l’importo massimo (5164 euro): già dopo 8 anni in caso di necessità ne potrei riscattare da un 30% ad un 75%, nel frattempo sfrutto la deduzione dei versamenti. Il simulatore mi dice che andrò in pensione con il 40% del mio attuale reddito, per cui con buona probabilità tramuterò il montante in una rendita vitalizia reversibile.
Dietro ad ogni grande opera, c’è un grande progetto. Proteggersi dagli imprevisti e pianificare il futuro è fondamentale, perché ci conferisce la necessaria dose di serenità che serve per affrontare al meglio le complessità della vita. Ed io, nel frattempo, so che potrò continuare a viaggiare.