Domenica 15 Novembre ad Hanoi, capitale del Vietnam, è stato firmato un accordo commerciale storico.
Mentre le economie occidentali continuano ad introdurre nuovi strumenti per contenere i danni economici causati dalla pandemia in atto, una parte di mondo è già al lavoro per ridefinire a proprio vantaggio i rapporti di forza che caratterizzeranno i prossimi decenni.
Questa parte di mondo è l’Asia che ha visto tredici Paesi – a cui si aggiungono Australia e Nuova Zelanda – riunirsi per firmare un accordo senza precedenti nella storia. Il testo definisce il più grande blocco commerciale al mondo, con 2,2 miliardi di persone coinvolte – un terzo della popolazione mondiale – e un Pil aggregato stimato in 26 trilioni di dollari, 30% di quello globale.
Cos’è il RCEP e cosa prevede
Acronimo di Regional Comprehensive Economic Partnership, mi piace definire il RCEP come il nuovo mondo delle economie asiatiche.
La nuova alleanza, che rappresenta una sorta di rivoluzione copernicana nell’ambito dei rapporti commerciali ad oriente, prevede l’eliminazione di una serie di tariffe nell’arco di dieci anni grazie all’abbattimento delle barriere doganali, oltre a una lista di venti nuove regole che toccheranno il commercio di beni, gli appalti pubblici, gli investimenti e l’e-commerce.
Le misure, di fatto, semplificheranno gli scambicommerciali tra i Paesi aderenti, contribuendo a sviluppare le catene di approvvigionamento interrotte durante la pandemia e favorendo consequenzialmente la ripresa economica.
Le grandi potenze scendono in campo
Ad aderire, oltre alle già citate Australia e Nuova Zelanda – unici Paesi non asiatici presenti nella lista – ci sono le grandi potenze dell’area, come Cina, Giappone e Corea del Sud. Presenti anche Malesia, Brunei, Singapore, Vietnam, Laos, Filippine, Tailandia, Cambogia, Myanmar e Indonesia. Assente, per ora, un player fondamentale come l’India che, secondo gli osservatori, potrebbe rientrare nell’accordo in un secondo momento.
Perché la Cina sarà favorita dall’RCEP
La firma del nuovo accordo di libero scambio implica l’alleanza inedita tra Cina, Giappone e Corea del Sud, economie leader del continente asiatico che mai avevano collaborato in questi termini.
Ma l’RCEP è soprattutto un trionfo geopolitico del Governo di Pechino che, grazie al nuovo accordo, potrà ridurre sensibilmente la propria dipendenza dalle tecnologie occidentali. Processo, questo, ritenuto fondamentale a causa del progressivo deterioramento dei rapporti Cina-USA durante l’ultimo mandato presidenziale.
Grazie all’RCEP e alla svolta protezionistica degli Stati Uniti – che con Trump si erano ritirati dall’accordo di libero scambio tra gli Stati del Pacifico – la Cina sarà nella posizione di rinsaldare i suoi legami commerciali nell’area, coprendo di fatto quel vuoto creato dalla chiusura degli USA.
Un impatto non solo economico
L’impatto politico dell’accordo quindi va persino oltre a quello economico, in un momento di grande difficoltà soprattutto del mondo occidentale. Sebbene sia troppo presto per tracciare prospettive di lungo termine, alcuni osservatori sostengono che il nuovo sistema di alleanze commerciali potrebbe portare l’economia cinese a superare quella statunitense. Le conclusioni, tuttavia, dovranno attendere poiché il Presidente in pectore Joe Biden potrebbe modificare radicalmente l’approccio internazionale degli USA nei prossimi quattro anni considerando proprio il nuovo RCEP.
La posizione dell’Italia
Nel 2019 il nostro Governo ha firmato con la Cina un memorandum di intesa per aderire alla Nuova Via della Seta, aprendo di fatto un canale preferenziale con Pechino per un indotto da 2,5 miliardi tra scambi commerciali e condivisione di infrastrutture (principalmente porti). Abbiamo inoltre un export in forte crescita in Giappone con cui è stato firmato un accordo di libero scambio in vigore dallo scorso anno. Sulla carta questa nuova alleanza potrà permetterci di penetrare più facilmente anche gli altri mercati dell’area asiatica, a patto ovviamente che Il nostro Pese si dimostri dinamico e non dormiente. Abbiamo gli uomini giusti per farlo? Saranno i fatti a parlare, nel frattempo sarà bene imparare qualche parola in mandarino.