Non c’è nulla da fare, la più cliccata sul mio sito rimane sempre lei: La Mucca Viola. 

Essere unici, pensare in modo non convenzionale e creare strade nuove, sono qualità fondamentali nella nuova normalità.

Elon Musk è l’uomo più ricco e influente del mondo perché ha creato qualcosa che non esisteva (Tesla), tutti ora lo rincorrono e mentre provano ad arrivargli vicino, lui spariglia le carte di nuovo (segnatevi “SpaceX”, sarà l’IPO dell’anno). Recentemente ha messo in palio 100 milioni di dollari per chi svilupperà la migliore tecnologia in grado di catturare emissioni di CO2. Ogni volta che in un “tweet” cita un’azienda, questa schizza al rialzo. Elon Musk è la più grande mucca diventata Supereroe.

Lo sguardo oltreoceano

Mi piace documentarmi su come si gestisce la ricchezza all’estero, negli Stati Uniti soprattutto. Ciò che accade oltreoceano spesso anticipa ciò che sarà da noi qualche anno più tardi.

Negli USA le famiglie “Private” (con ricchezza superiore al milione di dollari), non si avvalgono di un consulente finanziario, ma di un Team. Pagano una fee annuale (mai superiore al 2%) che copre sia l’attività di brokeraggio (acquisto di strumenti finanziari) che quella di consulenza (fiscale, assicurativa, societaria, immobiliare). I professionisti sono soci dello studio, le specializzazioni non riguardano solo i comparti di business, ma anche la tipologia di cliente (sportivi, artisti, medici, avvocati); in Italia la struttura che più si avvicina è quella del Family Office, che si rivolge ad utenti HNWI (con patrimonio di almeno 5 milioni). 

Mi affascina molto questo modello, per questo mi sono iscritto al master AIFO (Associazione Italiana Family Office), che mi vedrà impegnato ogni lunedì dall’8 febbraio al 14 giugno. E’ un investimento importante sia in termini economici che di tempo, ma sono certo ne varrà la pena.

L’importanza di essere alternativi

Un’altra peculiarità del modello americano è che la parte finanziaria tradizionale è sempre affiancata da una quota di investimenti alternativi.

“Alternatives” significa investire nell’economia reale: quote di startup (venture capital) oppure di aziende consolidate con buone prospettive di crescita (private equity). Classificati come alternativi sono anche gli Hedge Funds (fondi speculativi), che tuttavia preferisco non utilizzare, in quanto non credo nella mera speculazione azionaria.

Le grandi Università (Princeton, Harvard e Yale su tutte), i cui patrimoni sfiorano i 600 miliardi di dollari grazie alle donazioni di ex-studenti e filantropi, investono mediamente il 30% nell’economia reale.

Le aziende che oggi dominano il mercato sono nate come startup e si sono sviluppate grazie all’apporto di capitale privato incentivato da un importante sistema di agevolazioni fiscali. Dallo scorso anno, anche in Italia chi investe in startup innovative beneficia di un credito di imposta pari al 50% del capitale investito, utilizzabile in 3 anni: è un bel segnale, rivolto sia a privati che aziende. Queste ultime, specie quelle di dimensioni medio-grandi, stanno imparando ad esplorare il mondo delle startup come attività complementare all’R&S: cresce il numero delle acquisizioni e di conseguenza il profilo tecnologico delle nostre imprese. 

Nella nuova normalità i patrimoni si gestiscono in modo dinamico, diversificato, innovativo. Così come dice la mucca.