La Space Economy rappresenta una delle più promettenti traiettorie di sviluppo dell’economia mondiale dei prossimi decenni, con potenzialità paragonabili a quelle della rete internet di 30 anni fa. Nell’immaginario comune associamo lo spazio all’esplorazione e alle missioni governative, da qualche tempo siamo entrati nell’era Space 2.0, un cambiamento epocale che merita di essere raccontato e approfondito.

Nel segno di Elon

Il mercato spaziale, tradizionalmente guidato da iniziative pubbliche (Nasa), negli ultimi anni si è aperto ai privati con risultati incredibili in termini di accessibilità e riduzione di costi. Più volte ho scritto di Elon Musk e della sua azienda “Space X”: prima di lui, ogni razzo lanciato verso lo spazio veniva disperso, mentre quelli di Space X ritornano alla base e possono essere utilizzati nuovamente; tradotto significa fino all’80% di risparmio su ogni missione (miliardi di dollari). 

Il 23 aprile 2021 il “taxi spaziale” Crew Dragon 2 ha accompagnato gli astronauti dalla Terra alla Stazione Spaziale Internazionale e poi è tornato alla base; entro la fine del 2021 ci sarà il primo volo in orbita di uno Starship completo, il potente sistema di lancio progettato per portare il primo uomo su Marte.

1000 miliardi entro il 2030

La catena del valore può essere suddivisa in due rami principali: servizi upstream, che comprendono le infrastrutture spaziali (principalmente satelliti e stazioni) e in cui sono processati materiali e strumenti utili alle operazioni nello spazio; il downstream, che fa riferimento alle applicazioni dei “big data” e che produce il 70% degli oltre 350 miliardi di dollari di fatturato del 2020. Dati già piuttosto importanti, entro il 2030 il giro d’affari supererà i 1000 miliardi. 

Italia eccellenza mondiale

L’Italia è uno dei pochissimi paesi ad avere una filiera completa su tutto il ciclo, dall’accesso allo spazio alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca, con un’ottima distribuzione delle attività su tutto il territorio. Siamo co-fondatori e terzi contributori dell’European Space Agency, nonché uno dei pochi paesi al mondo che può vantare strutturalmente un budget per lo spazio di oltre 1 miliardo di dollari, ulteriormente rafforzato nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Il comparto industriale italiano comprende all’incirca 200 aziende che generano annualmente un giro d’affari da 2 miliardi di euro guidato per la maggior parte da piccole e medie imprese (circa il 75%) altamente specializzate: componenti elettroniche, avionica, assemblaggio, creazione di materiali ad hoc, componenti ingegneristiche, strumentazione ad alta precisione.

Ogni cosa sulla terra, in tempo reale

Il progresso tecnologico si tocca con mano attraverso la nuova generazione di satelliti: in soli 10cm cubi, vengono inseriti sensori e fotocamere ad altissima definizione in grado di misurare e monitorare in tempo reale qualsiasi cosa sulla terra.

Grazie all’integrazione di dati e immagini con intelligenza artificiale e algoritmi di “machine learning”, gli ambiti di applicazione sono tantissimi: è possibile controllare lo stato di manutenzione di infrastrutture e impianti strategici, le variazioni della temperatura e gli effetti delle calamità naturali in luoghi non accessibili, rilevare le targhe dei veicoli per monitorare il traffico, praticare l’agricoltura di precisione verificando lo stato di campi e colture.

In pochi sanno che tutti questi dati sono pubblici e resi accessibili da un’infrastruttura europea denominata “Copernicus Galileo”: chi è in grado di utilizzarli ed elaborarli al meglio, si assicura un importante vantaggio competitivo.

Investire nella Space Economy

Turismo spaziale, sistemi di difesa, esplorazione ed estrazione, infrastrutture, colonizzazione: esistono diverse modalità per “investire nello spazio”. La più semplice è certamente acquistare un ETF composto dalle maggiori realtà quotate a livello mondiale; al momento i più capitalizzati sono il “Procure Space” (codice Isin US74280R2058) e “Ark Space” (US00214Q8078), entrambi quotati sulla borsa americana.

Affascinato dal tema, sto seguendo la creazione di un Certificate ad hoc capace di offrire un buon livello di protezione sui prezzi e cedole importanti e che verrà quotato nelle prossime settimane. 

Il settore del Venture Capital (finanziamento e acquisto di quote di startup) da tempo scommette sull’economia spaziale, anche attraverso una realtà tutta italiana come il fondo “Primo Space” di Primomiglio Sgr, dedicato a family office e clientela HNWI (con tagli minimi da 500k). E’ richiesto un orizzonte temporale di lungo termine (minimo 5 anni), coerente con i rischi e le potenzialità dell’investimento.

Persino il mondo dell’arte e delle collezioni ha acceso i riflettori sullo spazio. Lo “space heritage” (capolavori spaziali) dal 2019 ha acquisito sempre più notorietà, contestualmente alla celebrazione del 50esimo anniversario dello sbarco sulla luna. Qui il link ad un interessante articolo del Corriere della Sera. http://corriereinnovazione.corriere.it/cards/space-heritage-boom-le-aste-spaziali-collezionisti-spendono-cifre-folli/spese-pazze.shtml

Un tempo si diceva “mi hai aperto un mondo”, oggi non basta, la nuova era è l’universo.