Chiunque sia stato in Cina dopo la crisi finanziaria del 2008, racconta di come si sia costruito a ritmo forsennato, con numerose città trasformate in vere e proprie megalopoli. Autostrade, grattacieli, centri commerciali: queste opere hanno certamente migliorato la qualità di vita delle persone, creando di pari passo un enorme debito interno. Si è costruito per la classe media, seguendo però le logiche dei governi locali, i cui ricavi in larga parte derivano dalla vendita dei terreni su cui edificare: le amministrazioni hanno ceduto i terreni con cui garantirsi le entrate, i costruttori hanno edificato in modo frenetico. La “bolla immobiliare cinese” parte dalle periferie: milioni di immobili fantasma, un eccesso di offerta insostenibile anche per un paese il cui PIL continua a crescere a ritmi record. Con le case invendute non si riescono a ripagare le banche ed ecco che scatta il corto circuito, anche perché la legge cinese, dopo aver reso praticamente esentasse le plusvalenze immobiliari, oggi non consente ai gruppi stessi di vendere le case a sconto patteggiando con i creditori per ripagare il debito contratto.

Un buco da oltre 300 miliardi

E’ di questi giorni la notizia che il colosso immobiliare Evergrande, gravato da 305 miliardi di debiti in dollari, non onorerà gli interessi di alcune obbligazioni; per assenza di capitali, restano attualmente incompiuti 1.300 complessi distribuiti in 280 città (tanti quanti il 75% di Manhattan), mentre un milione di clienti restano nel limbo dopo aver anticipato i soldi per comprare casa. Le azioni di Evergrande (quotate sulla borsa di Hong Kong) in 14 mesi hanno perso il 90% del valore, mentre le obbligazioni in dollari vengono scambiate al 60-70% sotto la parità.

Ma Evergrande non è Lehman Brothers

Benchè non trascurabile, per il sistema globale la crisi immobiliare cinese è meno pericolosa rispetto a Lehman. Il dollaro e Wall Street erano e sono il centro della finanza mondiale: crollato un pezzo, crollò il castello. La Cina non è organicamente collegata con il sistema finanziario mondiale, la moneta non è convertibile e dunque non ci può essere una fuga di capitali. Lo stato cinese ha dichiarato di non voler intervenire direttamente, ma al tempo stesso non può permettersi che fallisca. L’ipotesi più probabile è che venga ristrutturato il debito di tutta la holding di Evergrande, che oltre all’immobiliare ha nel business veicoli elettrici, contenuti streaming e la squadra di calcio più importante del paese (FC Guangzhou allenata da Fabio Cannavaro). In termini pratici, si allungherà la scadenza delle obbligazioni.

Da luglio stretta su big data e settore tech

La crisi immobiliare segue la nuova politica del cyber-controllo, secondo la quale i big data degli utenti generati nel paese (da molti considerati “il nuovo petrolio”), vengono considerati un asset governativo e non proprietà privata delle singole società. Domenica 4 luglio l’app Didi (l’Uber cinese, con ben 380 milioni di iscritti) è stata rimossa dagli app store disponibili in Cina, a seguito di un’indagine della Cyberspace Administration of China (l’autorità di vigilanza), appena 4 giorni dopo che la stessa Didi si era quotata sulla borsa di New York. L’Autorità antitrust cinese ha comminato una multa da ben 2,75 miliardi di dollari anche nei confronti di Alibaba (anch’essa quotata sul mercato americano), censurando la sua posizione di sostanziale monopolio nel settore del commercio online ed avviato indagini anche nei confronti di Meituan, gigante del food delivery, e di ByteDance, la società che gestisce TikTok.

Tesla lo scorso maggio ha annunciato di aver iniziato a localizzare i dati delle vetture vendute sul mercato cinese in data center cinesi e di avere in programma di costruirne dei nuovi per garantire che i dati generati dalle Tesla cinesi non escano dai confini del paese (Apple si era dovuta impegnare già a partire dal 2017). Dal 30 agosto i minori possono utilizzare videogiochi online solo per un’ora al giorno, dalle 20 alle 21 da venerdì a domenica, per un tetto di 3 ore settimanali, mentre le star dello spettacolo più influenti vengono “invitate” ad assumere un atteggiamento più patriottico e vengono eliminati i post giudicati “volgari o ambigui” e presto dovranno frequentare corsi sui principi di etica e disciplina morale.

Una disputa di lunga memoria

Se vi state chiedendo i motivi per cui il governo cinese operi in questo modo, la risposta si trova nei libri di storia. La svolta nei rapporti con l’Occidente risale alla prima metà dell’ottocento con le “Guerre dell’Oppio (1839-1842 e 1856-1860)”: gli inglesi fecero del colonialismo commerciale per importare ingenti quantità di droga, per cessare le ostilità chiesero e ottennero il controllo di Hong Kong. In Cina questo periodo viene considerato “il secolo della vergogna”: tuttora nelle scuole si insegna che l’ingresso nell’era moderna è avvenuto in modo “drammatico” attraverso “trattati ineguali e regole immorali scritte da altri”. Tra qualche anno la Cina supererà gli Stari Uniti per prodotto interno lordo diventando di fatto la prima potenza economica mondiale e lo farà seguendo le proprie regole. Chissà se basterà loro per chiudere la disputa: anche questo, probabilmente, lo leggeremo sui libri di storia.