Tutto è cominciato con un sondaggio. Qualche settimana prima dell’offerta di acquisto di Twitter per 43 miliardi di dollari (54,2 dollari ad azione per il 100 per cento della società), Elon Musk ha chiesto ai suoi 81,6 milioni di follower se l’algoritmo su cui si basa Twitter dovesse diventare accessibile a chiunque. La risposta è stata netta: l’82,7 per cento degli utenti ha votato a favore. «Le conseguenze di questo sondaggio saranno molto importanti. Per favore votate con attenzione». Detto fatto. Il 4 aprile Musk acquista il 9,2 per cento delle azioni per circa 3 miliardi di dollari diventando il maggiore azionista della società, 22 giorni dopo acquista tutto il resto. 

Adattati o soccombi

Uno dei mantra del capitalismo è “Adapt or Die”, adattati alle nuove tendenze o soccombi. Un motto evidentemente non chiarissimo al cda di Twitter che negli ultimi anni ha preferito introdurre piccoli aggiornamenti senza mai stravolgere la sua natura, rimanendo una piattaforma basata su contenuti brevi. Pensate come sarebbero Instagram senza video e senza Story o un Facebook in cui non esistono gruppi e in cui l’unica reazione possibile è un like. Gli utenti attivi su tutta la piattaforma attualmente sono 330 milioni, numeri incomparabili a quelli di Facebook, che nell’ultimo trimestre del 2021 ne aveva 1,92 miliardi.

Come cambierà Twitter

Anzitutto gli utenti potranno modificare i propri “tweet” anche dopo la loro pubblicazione; le persone con grande seguito saranno rese più attive. Saranno possibili i pagamenti in criptovalute ed intensificati gli interventi di rimozione di account fasulli e dei bot automatici che diffondono messaggi per influenzare il dibattito pubblico. La novità più dirompente però, appare l’intenzione di rendere pubblici gli algoritmi che conferiscono una gerarchia alle informazioni. 

La ricetta della Coca-Cola

Quando si parla di algoritmi di social network o piattaforme web si fa riferimento a quei sistemi chiamati a organizzare la nostra esperienza online. Ogni algoritmo ha tre componenti fondamentali. In primo luogo, i dati degli utenti, che addestrano la macchina e permettono all’Intelligenza artificiale di “conoscere” le singole persone. In secondo luogo, ci sono una serie di criteri di classificazione dei contenuti: ad esempio, su TikTok o su YouTube un video viene considerato di maggior valore se visto per intero. Ultima, ma non per importanza, l’intelligenza artificiale permette al sistema di essere dinamico, di adattarsi alle circostanze e a eventuali cambiamenti nei gusti degli utenti. Il lavoro degli algoritmi è orientato al raggiungimento di obiettivi, di norma l’aumento del tempo trascorso sulla piattaforma. Le formule, se non per alcune indicazioni, sono segrete: sono un po’ la ricetta della Coca-Cola delle aziende digitali. Nell’idea di Musk, un utente dovrà poter selezionare l’algoritmo a lui più gradito.

Fuori dalla Borsa

Dal punto di vista finanziario, apparentemente l’operazione non ha molto senso, in quanto rischia di compromettere il patrimonio di Musk (stimato intorno a 268 miliardi di dollari); esso è costituito per la maggior parte da azioni Tesla, che al primo giorno di contrattazione post-acquisizione hanno perso il 12% del loro valore, sui timori che sia costretto a venderne una quantità apprezzabile per finanziare l’operazione. Twitter verrà inoltre delistata (tolta dal mercato borsistico americano) e resa di fatto un’azienda privata.

Senza i media non si può star

Musk era l’unico a non essere proprietario di una qualche grande azienda nel settore dei media. La persona più ricca del mondo nella classifica di Forbes del 2021 – Jeff Bezos – possiede il Washington Post. La terza – Mark Zuckerberg – possiede Facebook. La quinta e la sesta – Larry Page e Sergey Brin – hanno fondato Google. La quarta e la nona – Bill Gates e Steve Ballmer – hanno fondato Microsoft. La decima possiede Bloomberg. . La seconda – Musk – ora possiede Twitter. Derek Thompson, influente giornalista e scrittore, sostiene che i suoi comprovati successi da dirigente di Tesla e “Space X”, non offrono alcuna garanzia nella gestione di un social media: «è come se il domatore di leoni più bravo al mondo pagasse per farsi rinchiudere in una vasca di squali con un grande squalo bianco».

Per l’uomo che vuole renderci una specie multi-planetaria, rivoluzionare il mondo dei social network sarà una passeggiata di salute.