Un mutuo a tasso fisso a 10 anni (per il 50% del valore dell’immobile), attualmente supera il 5%. L’inflazione in area euro, dopo il picco di ottobre 2022 al 10,6%, ad aprile è scesa al 7% (8,2% in Italia). Nel primo trimestre, il PIL europeo è praticamente rimasto fermo (+0,2%), Italia leggermente meglio (+0,5%), Germania in territorio negativo, Francia a zero. A fine 2021 i tassi di interesse della BCE erano a zero, 2% a fine 2022, 3,75% oggi (con previsioni di arrivare al 4%).

Stiamo assistendo ad un’imprevedibile catastrofe?

La risposta è No. Si tratta di deflazione, ossia quella parte del ciclo economico in cui l’inflazione si abbassa e il PIL decresce perché le famiglie spendono meno, le vendite al dettaglio diminuiscono, le aziende a loro volta calano la produzione, aumenta la disoccupazione. Seppur spiacevole, è quella fase indispensabile a creare le condizioni per la ripartenza. In passato avevo scritto che per combattere in modo efficace l’inflazione occorreva raffreddare l’economia. Quel momento è arrivato. Il picco dei tassi di interesse negli Usa è stato raggiunto, in Europa probabilmente ci sarà un ulteriore ritocco, ma senza esagerare. Niente di nuovo rispetto a quanto già accaduto nei precedenti cicli economici.

In deflazione, i paesi con debito pubblico più alto risentono del rallentamento del prodotto interno perché è il denominatore nella formula debito/PIL, ma è altrettanto vero che ne avevano beneficiato quando l’inflazione crescente lo aveva svalutato in termini reali. Andrà ben ponderato il momento in cui tagliare i tassi per ridare slancio all’economia senza far ripartite l’inflazione, ma a questo ci penseranno i banchieri centrali.

Nel frattempo la volatilità sui mercati azionari è tornata a livelli contenuti, proprio perché (salvo cigni neri) l’incertezza è sulle tempistiche, non su ciò che accadrà nel medio termine (periodo di stabilità e poi taglio dei tassi). La buona notizia è che agli attuali rendimenti obbligazionari, anche l’attesa è ben ripagata: tale opportunità non si presenta di frequente e va sfruttata in chiave tattica, specie se davanti abbiamo la concreta probabilità di un necessario ed inevitabile rilancio dell’economia attraverso (anche) una nuova politica monetaria espansiva (anche se non prima di almeno 2/3 trimestri). Ma la finanza, si sa, si muove in anticipo.

Nulla perciò che non fosse preventivabile. Tutto come da copione.

PS. L’immagine dell’articolo è stata creata utilizzando l’intelligenza artificiale (il resto è farina del mio sacco). Ma questa è un’altra storia.